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martedì 1 ottobre 2019
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lunedì 30 luglio 2018
Mercato immobili di prestigio, un segmento sempre più top.
I valori immobiliari delle soluzioni di prestigio tengono e, alla luce della ripresa generale del mercato, potrebbero dare ulteriori segnali positivi, come sta già accadendo a Milano. Questo tipo di soluzioni interessa un target con ottima disponibilità di spesa ed esigenze ben definite, talvolta poco negoziabili. La location è fondamentale al fine di determinarne il prestigio così come le caratteristiche accessorie ed intrinseche dello stesso. La metratura deve essere innanzitutto molto ampia, anche sopra i 200 mq, la presenza di un terrazzo o di spazi esterni è essenziale così come la dotazione come minimo di 2 box. Un nuovo fenomeno che abbiamo riscontrato riguarda il numero di camere da letto, spesso a partire da 4 perché una di esse è destinata al personale o agli ospiti. Elementi che aggiungono “allure” alle tipologie top sono la privacy ed avanzati sistemi di sicurezza. Aspetti curati nei minimi particolari soprattutto nelle nuove costruzioni per le quali si considera oltre al contesto, le tecnologie all’avanguardia, la classe energetica e gli spazi dedicati al relax e al benessere come fitness room.
Milano
In una parola Brera. E’ infatti tra le zone top di Milano in cui soprattutto le famiglie desiderano acquistare la prima che rispetti i canoni di pregio. Ci si orientata verso il trilocale in contesti d’epoca, a partire da 150 mq e possibilmente con terrazzo. Sempre molto ricercate via Moscova, corso Garibaldi, via Varese, via Volta e via San Marco dove si registrano valori medi di 6000 € al mq per immobili da ristrutturare, 7000-8000 € al mq in ottimo stato e punte di 10000-12000€ al mq per le soluzioni nuove. Mercato esclusivo anche quello che si sviluppa nel tratto che va da Crocetta a Missori dove si possono raggiungere top prices di 8000 € al mq in piazza della Guastalla e una media di 6000-7000 € al mq in piazza Mondadori, via Quadronno, via Vigoni.
Le tipologie signorili di HabitariaCorsoGaribaldi95, nuovo intervento de La Ducale Spa, società di sviluppo immobiliare del Gruppo Tecnocasa, vanno da 11.000 a 13.000 € al mq. Si tratta di un’offerta qualitativamente decisamente elevata dal punto di vista artistico/architettonico, delle finiture, della sicurezza con vigilanza h24 e del confort con esclusiva palestra condominiale.
L’usato signorile della zona quota intorno ai 9.000 € al mq. Gli acquirenti sono prevalentemente famiglie italiane, che vivono già nel quartiere e che fanno un acquisto migliorativo, alla ricerca di tranquillità con affacci interni non su strada, spazi esterni vivibili e naturalmente le metrature generose (a partire da 250 mq).
Firenze
In zona Centro-Santa Croce le case signorili sono presenti in piazza d’Azeglio: appartamenti di ampie metrature e soffitti alti. Sul Lungarno i valori sono di 5500 € al mq per soluzioni con vista e di 4000 € al mq per quelli senza affaccio. Le antiche abitazioni che si trovano in pieno Centro storico a ridosso del Duomo, in piazza Repubblica e in piazza della Signoria, sono caratterizzate da soffitti alti, dimensioni generose, statue ed affreschi: si tratta di palazzi nobiliari che appartenevano (oppure appartengono) alle famiglie storiche fiorentine: in alcuni casi si toccano top prices di 10 mila €, cifra con la quale si possono acquistare attici signorili ristrutturati e dotati di ascensore. Signorili le unità che sorgono in corso Italia (appartamenti decorati con affreschi, travi a vista e altro) nella zona di Santa Maria Novella. I valori per un immobile ristrutturato sono di circa 5000 € al mq.
Roma
Nel centro di Roma la domanda di immobili di lusso si orienta su tagli molto ampi (oltre i 200 mq), posizionati ai piani alti, con terrazzo, possibilmente panoramici ed inseriti in contesti condominiali di particolare prestigio. Le zone che si prestano maggiormente a questo tipo di acquisti sono piazza del Popolo, via del Babuino e piazza di Spagna dove si richiedono soluzioni di qualità in assenza della quale le trattative si chiudono a prezzi leggermente più contenuti. In piazza del Popolo e in via del Babuino le quotazioni medie sono di 8000-9000 € al mq, mentre ai piani alti in piazza di Spagna si registrano punte di 15 mila € al mq. Nelle altre zone del centro i prezzi scendono mediamente a 5000-6000 € al mq per raggiungere valori di 7000-8000 € al mq per quelle posizionate in via Veneto, Fontana di Trevi e piazza Navona. Intorno al Pantheon e nel Ghetto Ebraico non si superano gli 8000 € al mq per soluzioni da ristrutturare con top prices di 10 mila € al mq per abitazioni in buono stato. Le strade maggiormente apprezzate sono via Cassiodoro, via Tacito e piazza Cavour che presentano palazzi di stile umbertino con quotazioni di 6000-7000 € al mq da ristrutturare.
Nella zona Prati-Cola di Rienzo-Borgo Pio tiene la domanda di appartamenti prestigiosi, di almeno 120 mq e inseriti in palazzi signorili, per una spesa in genere inferiore al milione di euro. Queste soluzioni si concentrano nelle zone di via dei Gracchi e via Orsini, nelle vicinanze del Lungotevere. Si tratta prevalentemente di tipologie in stile umbertino dei primi anni del Novecento: nella prima zona la media dei valori oscilla tra 700 e 800 mila €, ma tipologie ben ristrutturate e inserite ai piani alti possono raggiungere 900-950 mila €, mentre nella seconda le quotazioni possono superare tranquillamente i 10 mila € al mq.
Nella zona di San Pietro-Gregorio VII sul segmento elevato si realizzano pochi scambi a causa della bassa offerta di tali immobili oggetto spesso di un mercato interno concentrato prevalentemente in via Piccolomini e nei pressi di Monteverde Vecchio (vie Dandolo, XXX Aprile, Calandrelli, Filippo Casini). Qui ci sono villini d’epoca in stile Liberty dei primi anni del Novecento, che raggiungono 7000-8000 € al mq in via Piccolomini e nell’area di via Filippo Casini-via Calandrelli, mentre nelle restanti strade i valori scendono a 6000-6500 € al mq, salvo punte di 9000 € al mq per le rarissime tipologie di piccole dimensioni prestigiose e rifinite. La domanda arriva quasi esclusivamente da professionisti alla ricerca di appartamenti di almeno 120 mq con terrazzo abitabile e a un piano alto per godere della vista collinare e sulla città, a fronte di una disponibilità di spesa che non di rado supera il milione di euro.
Variazioni percentuali della tipologia immobiliare “signorile nuovo” – Fonte: Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa
| I sem 2010 | II sem 2010 | I sem 2011 | II sem 2011 | I sem 2012 | II sem 2012 | I sem 2013 | II sem 2013 | I sem 2014 | II sem 2014 | I sem 2015 | II sem 2015 | I sem 2016 | II sem 2016 | I sem 2017 | II sem 2017 | |
| Milano | -1,4 | +0,3 | -1,3 | -1,2 | -5,0 | -3,6 | -3,5 | +0,9 | -0,1 | -1,3 | -0,8 | +0,8 | 1,1 | +1,7 | +2,0 | +2,7 |
| Roma | -2,5 | +3,9 | 0 | +0,5 | -4,3 | -2,6 | -3,7 | -2,1 | -0,5 | -2,0 | +0,2 | -0,4 | -1,8 | -0,2 | -1,2 | -1,4 |
| Firenze | 0 | 0 | Nd | Nd | Nd | Nd | -0,5 | -3,1 | -1,0 | 0,1 | 0 | 2,2 | 3,1 | 3,0 | 0 | +5,8 |
Fonte: Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa
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mercoledì 2 maggio 2018
Primo Torneo di Bocce “Memorial Armando Viale” organizzato dal Centro anziani Aurelio Marcolini
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venerdì 23 febbraio 2018
Immobiliare, Banca d’Italia: migliora la domanda ma prezzi ancora inchiodati
Secondo i risultati dell’indagine congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia condotta dal 2 al 31 gennaio 2018 presso 1.530 agenzie immobiliari, nel quarto trimestre del 2017 la quota di operatori che segnalano pressioni al ribasso sulle quotazioni degli immobili è tornata ad aumentare. Nel confronto con la precedente rilevazione, tuttavia, si sono rafforzati i segnali di miglioramento della domanda: il numero di agenzie che hanno intermediato almeno un immobile è aumentato e le giacenze degli incarichi a vendere sono diminuite.
I finanziamenti tramite mutui ipotecari hanno continuato a coprire una quota assai ampia delle compravendite, intorno all’80 per cento. Anche il rapporto fra prestito e valore dell’immobile è rimasto su valori elevati, superiori al 70 per cento. La quota di agenti immobiliari che ascrivono alle difficoltà di ottenere un mutuo la causa della cessazione degli incarichi a vendere è scesa sul livello minimo dall’avvio del sondaggio nel 2009.
Le attese degli operatori sulle prospettive del mercato degli immobili sono rimaste favorevoli, su un orizzonte sia di breve sia di medio termine.

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venerdì 16 febbraio 2018
Acquistare casa o andare in affitto?
5 buoni motivi per scegliere una o l’altra soluzione

Gli italiani hanno sempre avuto un’alta propensione all’acquisto dell’abitazione e nonostante la crisi degli ultimi anni, ancora oggi, considerano l’immobile un buon investimento come dimostrano molte indagini pubblicate negli ultimi mesi e come testimoniano anche gli affiliati del Gruppo Tecnocasa.
L’acquisto della casa presuppone che si abbia un capitale iniziale a disposizione che copra almeno il 20% del valore dell’immobile e le spese legate all’acquisto. Se si sceglie l’affitto basta un capitale minimo sufficiente a coprire le spese relative al deposito cauzionale richiesto e le spese legate alla stipula del contratto di locazione.
ACQUISTARE CASA
- Bisogno di sicurezza e di stabilità: questo soprattutto se si acquista la prima casa; in Italia appena si realizza l’indipendenza economica e si ha un capitale da parte (spesso con l’aiuto della famiglia di origine) si procede a fare il passo. In caso si decida di fare un investimento si ha un basso rischio e un rendimento annuo lordo intorno al 4,9%. Tra coloro che hanno comprato con le agenzie Tecnocasa e Tecnorete nel primo semestre del 2017 il 76,9% ha optato per la prima casa, il 17,6% per l’investimento, il 5,5% ha scelto la casa vacanza.
- Rivalutazione del capitale: sia che lo si utilizzi per se e sia che si decida di affittarlo l’immobile è sempre un buon investimento in termini di rivalutazione del capitale. Dal 1998 ad oggi il valore delle case ha registrato un incremento nominale medio del 33,5%, percentuale che si può superare se si mira bene l’investimento (immobile in buono stato, zone centrali e servite, tipologie signorili, ecc.).
- Cogliere le occasioni presenti ora sul mercato: dopo 10 anni di ribassi di prezzo, in questo momento, si possono trovare ancora degli immobili a prezzi accessibili. In più la maggiore propensione delle banche ad erogare mutuo e i tassi convenienti rappresentano oggi un buon motivo per comprare casa.
- Scegliere la casa che si desidera o trasformarla nella casa che si desidera: comprando l’immobile lo si può modellare sulle proprie esigenze e desideri. La possibilità di poter personalizzare è sicuramente un punto a favore dell’acquisto, aspetto che viene considerato sempre più spesso grazie al ribasso dei prezzi degli immobili da ristrutturare e agli incentivi fiscali sulle ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche.
- Lascito ai figli: negli ultimi anni questo è uno dei motivi che ha preso più piede tra gli acquirenti, che vedono nella casa di proprietà un’eredità per i figli, oppure la comprano ai figli che, complice anche la disoccupazione, fanno sempre più fatica ad affacciarsi al mondo del lavoro e di conseguenza all’acquisto della casa.
ANDARE IN AFFITTO potrebbe essere dettato da una precisa volontà ma anche da una necessità, soprattutto quando non si ha un capitale iniziale a disposizione o non si hanno le caratteristiche reddituali per accedere ad un mutuo. Ipotizzando che si abbiano comunque i requisiti per acquistare casa i motivi che possono indurre a scegliere l’affitto sono:
- Non immobilizzare il capitale, a volte di importo cospicuo, che così può essere destinato ad altri utilizzi o ad altre attività.
- Garantirsi una maggiore mobilità potendo così cambiare più facilmente città, quartieri o case. Basta quindi attenersi ai termini di preavviso di recesso previsti dal contratto di locazione stipulato.
- Essere certi delle spese mensili (in questo caso i canoni di locazione) che si dovranno sostenere e non doversi occupare di impreviste spese di manutenzione straordinaria che in genere possono essere gravose.
- Abitare in case che non si potrebbero acquistare (perché non si ha il capitale iniziale o perché non si otterrebbe un mutuo sufficiente).
- Non dovere pagare le spese legate all’acquisto dell’immobile (imposte sull’acquisto, eventuale provvigione all’agenzia immobiliare, spese di accensione mutuo, spese notarili).
Fonte: Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa
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mercoledì 7 febbraio 2018
Le imposte sui canoni di locazione non riscossi.
In base a quanto previsto dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi, in linea generale i redditi fondiari sono imputati al possessore indipendentemente dalla loro percezione (articolo 26).
Pertanto, anche per il reddito da locazione non è richiesta, ai fini della imponibilità del canone, la materiale riscossione.
Per le sole locazioni abitative è previsto che i canoni non percepiti, non concorrono alla formazione del reddito dal momento della convalida di sfratto per morosità del conduttore. Inoltre, per le imposte versate sui canoni venuti a scadenza e non percepiti è riconosciuto un credito d’imposta di pari ammontare.
Questa regola vale solo per la locazione di immobili a uso abitativo, per le locazioni di immobili non abitativi (come un negozio) il canone anche se non percepito, deve essere comunque dichiarato fino a quando non avverrà la risoluzione del contratto; le imposte assolte sui canoni dichiarati e non riscossi non potranno essere recuperate.
Pertanto, anche per il reddito da locazione non è richiesta, ai fini della imponibilità del canone, la materiale riscossione.
Per le sole locazioni abitative è previsto che i canoni non percepiti, non concorrono alla formazione del reddito dal momento della convalida di sfratto per morosità del conduttore. Inoltre, per le imposte versate sui canoni venuti a scadenza e non percepiti è riconosciuto un credito d’imposta di pari ammontare.
Questa regola vale solo per la locazione di immobili a uso abitativo, per le locazioni di immobili non abitativi (come un negozio) il canone anche se non percepito, deve essere comunque dichiarato fino a quando non avverrà la risoluzione del contratto; le imposte assolte sui canoni dichiarati e non riscossi non potranno essere recuperate.
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martedì 23 gennaio 2018
Ancora un anno di “bonus mobili”
La legge di bilancio ha prorogato l’agevolazione per gli acquisti che si effettueranno entro il 31 dicembre 2018. Nella pubblicazione le indicazioni utili per richiedere il beneficio
È online, nella nuova pagina del sito delle Entrate che ospita “l’Agenzia informa”, l’aggiornamento della guida “Bonus mobili ed elettrodomestici”. Per gli acquisti che si effettueranno nel 2018 l’agevolazione potrà essere richiesta solo da chi ha realizzato un intervento di ristrutturazione edilizia iniziato a partire dal 1° gennaio 2017. Sullo stesso tema l’Agenzia ha inoltre pubblicato un’infografica consultabile nella sezione “Depliant e Infografica” del sito.
Il bonus, prorogato a tutto l’anno in corso dalla recente legge di bilancio (legge n. 205/2017), è riconosciuto per gli acquisti di mobili e di grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile ristrutturato. Consiste in una detrazione Irpef del 50%, da calcolare su un tetto massimo di spesa di 10mila euro per unità immobiliare e da ripartire in dieci quote annuali di pari importo. La legge non ha introdotto novità sui beni agevolabili, sulle tipologie di interventi che danno diritto all’agevolazione, sulle modalità di pagamento e sulla documentazione da conservare.
Gli acquisti agevolati
Passando in rassegna le tipologie di mobili e di elettrodomestici agevolabili, l’opuscolo evidenzia, anzitutto, che tali beni devono essere nuovi e destinati ad arredare l’immobile che si ristruttura.
Tra i mobili, rientrano nell’agevolazione: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze. Ma anche i materassi e gli apparecchi di illuminazione, poiché costituiscono un “necessario completamento dell’arredo” dell’immobile ristrutturato.
Non sono ammessi, invece, porte, pavimentazioni, tende e tendaggi, altri complementi di arredo. Per quanto riguarda i grandi elettrodomestici, il beneficio spetta per quelli con etichetta energetica di classe A+ o superiore (per i forni A o superiore). L’acquisto di grandi elettrodomestici sprovvisti di etichetta energetica sono agevolabili a condizione che per essi non ne sia stato ancora previsto l’obbligo. Per l’individuazione dei “grandi elettrodomestici”, nella circolare n. 7/E del 4 aprile 2017 l’Agenzia ha suggerito di far riferimento all’Allegato II del decreto legislativo n. 49 del 14 marzo 2014.
Nell’importo delle spese detraibili possono essere incluse anche quelle di trasporto e di montaggio dei beni acquistati.
Le principali condizioni
La guida mette subito in chiaro che per ottenere il bonus occorre aver realizzato un intervento di recupero del patrimonio edilizio e usufruire della relativa detrazione, sia su una singola unità immobiliare sia su parti comuni di edifici residenziali. Ma non tutti gli interventi consentono l’accesso al beneficio. Per questo l’opuscolo si preoccupa di elencare tutte le opere per le quali viene riconosciuto. Per esempio, non può essere richiesto quando si realizzano posti auto o box di pertinenza dell’abitazione o quando sono stati effettuati interventi diretti all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi.
È fondamentale, comunque, che la data dell’inizio dei lavori di ristrutturazione sia anteriore a quella in cui si comprano i beni. Non è importante, invece, che le spese di ristrutturazione siano state sostenute prima di quelle per l’arredo dell’immobile.
Come pagare gli acquisti
Bonifico bancario o postale, carta di credito o carta di debito: queste le uniche modalità richieste dalla norma per fruire dell’agevolazione. Non sono ammessi contanti, assegni bancari o altri mezzi di pagamento. Per quanto riguarda i bonifici, basta utilizzare un semplice bonifico bancario o postale. Con la circolare n. 7/2016 l’Agenzia delle entrate ha infatti precisato che non è obbligatorio l’uso del bonifico soggetto a ritenuta appositamente predisposto dalle banche e da Poste Spa per le spese di ristrutturazione edilizia. Stesse modalità sono richieste per il pagamento delle spese di trasporto e di montaggio dei beni.
I documenti
Vanno conservati, anzitutto, le fatture, con la specifica della natura, della qualità e della quantità dei beni e dei servizi acquistati, e le ricevute di pagamento. È equivalente alla fattura lo scontrino che riporta il codice fiscale dell’acquirente, oltre alle stesse indicazioni sui beni comprati. Se lo scontrino non riporta i dati identificativi del compratore, si può ugualmente fruire del bonus a condizione che vi sia riconducibilità al contribuente titolare, per esempio, del bancomat in base alla corrispondenza con i dati della transazione (negoziante, importo, giorno di acquisto, ora).
Il pagamento può essere documentato con la ricevuta del bonifico o, quando si paga con carta, attraverso la ricevuta di avvenuta transazione e documentazione di addebito sul conto corrente.
Inoltre, è bene mettere da parte, per essere eventualmente esibiti in sede controllo, i documenti dai quali si evince la classe energetica dell’elettrodomestico acquistato, se previsto l’obbligo dell’etichetta o, in caso contrario, una dichiarazione che attesti che per il prodotto acquistato non è ancora previsto tale obbligo.
Infine, per dimostrare la data di avvio dei lavori di recupero del patrimonio edilizio, devono essere conservati eventuali abilitazioni amministrative o comunicazioni richieste dalla legislazione edilizia, a seconda del tipo di lavoro da realizzare, oppure la comunicazione preventiva all’Azienda sanitaria locale, indicante la data di inizio dei lavori, quando è obbligatorio presentarla. Per gli interventi edilizi per i quali non sono previste comunicazioni o titoli abilitativi, è sufficiente attestare la data di inizio lavori con una semplice dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
Il bonus, prorogato a tutto l’anno in corso dalla recente legge di bilancio (legge n. 205/2017), è riconosciuto per gli acquisti di mobili e di grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile ristrutturato. Consiste in una detrazione Irpef del 50%, da calcolare su un tetto massimo di spesa di 10mila euro per unità immobiliare e da ripartire in dieci quote annuali di pari importo. La legge non ha introdotto novità sui beni agevolabili, sulle tipologie di interventi che danno diritto all’agevolazione, sulle modalità di pagamento e sulla documentazione da conservare.
Gli acquisti agevolati
Passando in rassegna le tipologie di mobili e di elettrodomestici agevolabili, l’opuscolo evidenzia, anzitutto, che tali beni devono essere nuovi e destinati ad arredare l’immobile che si ristruttura.
Tra i mobili, rientrano nell’agevolazione: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze. Ma anche i materassi e gli apparecchi di illuminazione, poiché costituiscono un “necessario completamento dell’arredo” dell’immobile ristrutturato.
Non sono ammessi, invece, porte, pavimentazioni, tende e tendaggi, altri complementi di arredo. Per quanto riguarda i grandi elettrodomestici, il beneficio spetta per quelli con etichetta energetica di classe A+ o superiore (per i forni A o superiore). L’acquisto di grandi elettrodomestici sprovvisti di etichetta energetica sono agevolabili a condizione che per essi non ne sia stato ancora previsto l’obbligo. Per l’individuazione dei “grandi elettrodomestici”, nella circolare n. 7/E del 4 aprile 2017 l’Agenzia ha suggerito di far riferimento all’Allegato II del decreto legislativo n. 49 del 14 marzo 2014.
Nell’importo delle spese detraibili possono essere incluse anche quelle di trasporto e di montaggio dei beni acquistati.
Le principali condizioni
La guida mette subito in chiaro che per ottenere il bonus occorre aver realizzato un intervento di recupero del patrimonio edilizio e usufruire della relativa detrazione, sia su una singola unità immobiliare sia su parti comuni di edifici residenziali. Ma non tutti gli interventi consentono l’accesso al beneficio. Per questo l’opuscolo si preoccupa di elencare tutte le opere per le quali viene riconosciuto. Per esempio, non può essere richiesto quando si realizzano posti auto o box di pertinenza dell’abitazione o quando sono stati effettuati interventi diretti all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi.
È fondamentale, comunque, che la data dell’inizio dei lavori di ristrutturazione sia anteriore a quella in cui si comprano i beni. Non è importante, invece, che le spese di ristrutturazione siano state sostenute prima di quelle per l’arredo dell’immobile.
Come pagare gli acquisti
Bonifico bancario o postale, carta di credito o carta di debito: queste le uniche modalità richieste dalla norma per fruire dell’agevolazione. Non sono ammessi contanti, assegni bancari o altri mezzi di pagamento. Per quanto riguarda i bonifici, basta utilizzare un semplice bonifico bancario o postale. Con la circolare n. 7/2016 l’Agenzia delle entrate ha infatti precisato che non è obbligatorio l’uso del bonifico soggetto a ritenuta appositamente predisposto dalle banche e da Poste Spa per le spese di ristrutturazione edilizia. Stesse modalità sono richieste per il pagamento delle spese di trasporto e di montaggio dei beni.
I documenti
Vanno conservati, anzitutto, le fatture, con la specifica della natura, della qualità e della quantità dei beni e dei servizi acquistati, e le ricevute di pagamento. È equivalente alla fattura lo scontrino che riporta il codice fiscale dell’acquirente, oltre alle stesse indicazioni sui beni comprati. Se lo scontrino non riporta i dati identificativi del compratore, si può ugualmente fruire del bonus a condizione che vi sia riconducibilità al contribuente titolare, per esempio, del bancomat in base alla corrispondenza con i dati della transazione (negoziante, importo, giorno di acquisto, ora).
Il pagamento può essere documentato con la ricevuta del bonifico o, quando si paga con carta, attraverso la ricevuta di avvenuta transazione e documentazione di addebito sul conto corrente.
Inoltre, è bene mettere da parte, per essere eventualmente esibiti in sede controllo, i documenti dai quali si evince la classe energetica dell’elettrodomestico acquistato, se previsto l’obbligo dell’etichetta o, in caso contrario, una dichiarazione che attesti che per il prodotto acquistato non è ancora previsto tale obbligo.
Infine, per dimostrare la data di avvio dei lavori di recupero del patrimonio edilizio, devono essere conservati eventuali abilitazioni amministrative o comunicazioni richieste dalla legislazione edilizia, a seconda del tipo di lavoro da realizzare, oppure la comunicazione preventiva all’Azienda sanitaria locale, indicante la data di inizio dei lavori, quando è obbligatorio presentarla. Per gli interventi edilizi per i quali non sono previste comunicazioni o titoli abilitativi, è sufficiente attestare la data di inizio lavori con una semplice dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
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lunedì 22 gennaio 2018
Le famiglie italiane comprano il trilocale
Un’analisi delle compravendite realizzate attraverso le agenzie del Gruppo Tecnocasa sul territorio nazionale nel primo semestre del 2017 ha rilevato che il 71,3% degli scambi sono stati effettuati da coppie e coppie con figli. Il dato risulta lievemente più basso rispetto al secondo semestre del 2016 quando si attestava al 72,4%.
Nella prima parte del 2017 il trilocale è stata la tipologia più acquistata da coppie e coppie con figli con il 35,5% delle preferenze, a seguire il 4 locali con il 20,4% e ville, villette e case che nel complesso raggiungono il 20,0% delle compravendite. In questo caso non si segnalano particolari variazioni di trend rispetto al secondo semestre del 2016.
Nella prima parte del 2017 il trilocale è stata la tipologia più acquistata da coppie e coppie con figli con il 35,5% delle preferenze, a seguire il 4 locali con il 20,4% e ville, villette e case che nel complesso raggiungono il 20,0% delle compravendite. In questo caso non si segnalano particolari variazioni di trend rispetto al secondo semestre del 2016.
Prevale l’acquisto dell’abitazione principale (75,0%), seguito dalla casa ad uso investimento (18,5%) e poi dalla casa vacanza (6,5%). Rispetto al secondo semestre del 2016 si registra una lieve diminuzione delle percentuali di acquisti per investimento e di case vacanza che si attestavano rispettivamente al 19,5% e al 7,8%.
Fonte: Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa
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Ubicazione:
Via Francesco Ferraironi, Roma RM, Italia
lunedì 13 novembre 2017
Locazioni : Canoni in rialzo, in testa i monolocali con +2%

Nel primo semestre del 2017 i canoni di locazione delle grandi città sono in aumento: +2% per i monolocali, +1,2 per i bilocali e +1,1% per i trilocali. Su tutte le tipologie, per la prima volta, si vede un segnale positivo, attribuibile prevalentemente ad una diminuzione dell’offerta e ad una migliore qualità della stessa. Abbastanza invariata la distribuzione della motivazione della ricerca della casa in affitto: il 60% cerca la casa principale, il 36,6% lo fa per motivi legati al lavoro e il 3,4% per motivi legati allo studio. In lieve aumento la componente lavorativa. Quello che è cambiato sensibilmente col tempo è l’utilizzo del canone concordato che si è attestato intorno al 28,1%, trovando sempre più consensi tra proprietari ed inquilini.
Anche in questo semestre tra coloro che alimentano la domanda di immobili in affitto si registrano numerosi casi di persone che non riescono ad accedere al mercato del credito, primi fra tutti i giovani, i monoreddito e gli immigrati; a questi si aggiungono poi gli studenti e i lavoratori fuori sede. I potenziali locatari sono sempre più esigenti nella ricerca dell’immobile e si evidenzia una maggiore facilità di affitto per le soluzioni di “qualità”, ovvero ben arredate, posizionate in zone servite e luminose. Cresce l’interesse per gli immobili arredati o parzialmente arredati. La presenza del riscaldamento autonomo è apprezzata perché consente una riduzione dei costi condominiali. I proprietari stanno recependo questa esigenza e la qualità dell’offerta abitativa in locazione è in miglioramento.
L’analisi demografica di coloro che cercano casa in affitto ha evidenziato che il 41,2% ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, il 25,4% ha un’età compresa tra 35 e 44 anni; il 40,7% è rappresentato da single.
Le tipologie più affittate sono i bilocali (39,6%), a seguire il trilocale (34,7%).
Aumenta l’appeal del contratto concordato, passato in un anno dal 22,9% al 28,1%, con percentuali molto più elevate a Genova, Verona e Torino. Il contratto a canone libero resta quello maggiormente stipulato (57,8%).
Canoni medi mensili (espressi in €) I semestre 2017

Variazione percentuale dei canoni di locazione I semestre 2017 rispetto al II semestre 2016

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mercoledì 8 novembre 2017
Disponibilità di spesa in Italia per l’acquisto della casa

Aumenta la percentuale di chi può spendere fino a 120 mila Euro
L’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa ha analizzato la disponibilità di spesa a luglio 2017.
Quello che è emerso è che nelle grandi città la maggiore concentrazione della richiesta è compresa nella fascia di spesa più bassa, fino a 119 mila € (26%).
Segue il 23,9% che si concentra nella fascia di spesa compresa tra 120 e 169 mila € e il 22,5% in quella tra 170 e 249 mila €.
Rispetto alla media delle grandi città si discostano:
- Roma dove la maggioranza delle richieste riguarda immobili dal valore compreso tra 250 e 349 mila € (con 24,5%);
- Firenze, Bari e Milano con una maggiore concentrazione nella fascia compresa tra 170 e 249 mila €;
- Bologna,dove incide maggiormente la fascia di spesa compresa tra 120 e 169 mila € (32,6%);
Nelle altre grandi città, Genova, Napoli, Palermo, Torino e Verona, la maggior concentrazione è nella fascia di spesa inferiore a 120 mila €.
Anche negli
altri capoluoghi di regione, che non sono grandi città, si registra un
aumento della percentuale di coloro che desiderano spendere fino a 120
mila €.
Fonte : Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa
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lunedì 6 novembre 2017
lunedì 4 settembre 2017
Cedolare secca, la proroga tardiva può essere oggetto di ravvedimento.
Con la risoluzione 115/E del 1 settembre 2017 l'agenzia delle entrate ha definitivamente chiarito l'applicazione del ravvedimento operoso sanzione per omessa o tardiva comunicazione relativa alla proroga del contratto di locazione in regime di cedolare secca.
Ciò significa che se la comunicazione della proroga e/o della
risoluzione del contratto di locazione in cedolare secca avviene con un ritardo non superiore a 30 giorni, la sanzione base è pari a 50 euro, ridotta in base alle percentuali previste dall’articolo 13 del D.lgs. n. 472 del 1997, a seconda di quando viene eseguito il ravvedimento della medesima.
Se invece, la comunicazione della proroga e/o della risoluzione del contratto di locazione in cedolare secca avviene con un ritardo superiore a 30 giorni, la sanzione base è pari a 100 euro, ridotta in base alle percentuali previste dall’articolo 13 del D.lgs. n. 472 del 1997, a seconda di quando viene eseguito il ravvedimento della medesima.
#villadesanctis #Roma Gruppo Tecnocasa #affitto #centocelle
https://www.facebook.com/tecnocasavilladesanctis/posts/887076168109369
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venerdì 4 agosto 2017
I gruppi sociali del condominio in italia.
Le principali caratteristiche dei nove gruppi sociali e i confronti del valore con quello medio nazionale, in occasione della diffusione del rapporto Istat annuale 2017.
Gruppo Tecnocasa #roma #villadesanctis #centocelle Istituto nazionale di statisticalink : http://www.istat.it/…/rapporto-an…/gruppi-sociali/index.html
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martedì 25 luglio 2017
In quale città gli immobili hanno il rendimento più alto ?
venerdì 12 maggio 2017
Quanti metri quadrati posso acquistare con 200.000,00 ?
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Via Francesco Ferraironi, 86, 00172 Roma, Italia
martedì 31 gennaio 2017
Successioni e volture catastali, ora possibili anche dal proprio pc.
Disponibili, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, software e modelli da utilizzare.
La procedura è semplice: basta avviare l’applicazione informatica di compilazione (in modalità stand alone) SuccessioniOnLine, compilare il file, allegare i documenti, salvare, accedere ai servizi telematici e inviare.
Dichiarante, coeredi e chiamati potranno consultare l’atto, ciascuno, nel proprio “Cassetto fiscale”.
È tutto stabilito nel provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 27 dicembre 2016, che ha approvato il nuovo modello di successione e domanda di volture catastali https://goo.gl/1vSNGX
La modalità telematica è opzionale fino al 31 dicembre 2017, diverrà obbligatoria dal 1° gennaio 2018.
Il software, come tutti quelli predisposti dall’Amministrazione
finanziaria, è disponibile gratuitamente sul sito internet dell’Agenzia
delle Entrate.
Il contribuente può presentare la successione direttamente, attraverso i servizi telematici dell’Agenzia, utilizzando le proprie credenziali di accesso, oppure tramite un intermediario abilitato o uno sportello territoriale delle Entrate competente per la lavorazione.
Il contribuente può presentare la successione direttamente, attraverso i servizi telematici dell’Agenzia, utilizzando le proprie credenziali di accesso, oppure tramite un intermediario abilitato o uno sportello territoriale delle Entrate competente per la lavorazione.
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